L’esercizio della gentilezza Ago20

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L’esercizio della gentilezza

L’esercizio della gentilezza, 2012
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XL di Repubblica
Voto: 7
ROCKIT
19/02/2013 di Libera Capozucca

Esercitare la gentilezza in musica è attitudine di pochi, coglierne le sfumature all’interno di un mondo caotico e crudo è virtù di pochi, realizzare un disco in sinergia di intenti concertando espressività artistiche diverse è talento di pochissimi. Allora che dire del sodalizio tra la dote cantautorale di Yuri Beretta e l’estro compositivo di Lele Battista? La nascita di una produzione fatta in casa così interessante da colmarti di grazia e gentilezza sin dal primo ascolto. La medesima sensazione avuta ascoltando altre collaborazioni di Battista con musicisti come Davide Ferrario e Glauco Giardini. Ma non divaghiamo.

“L’esercizio della gentilezza” segue la struttura di un testo narrativo. Dall’esordio dimesso e timido delle prime tracce, avanza lo sviluppo che raggiunge il suo momento di tensione nel pezzo centrale del disco (“La doppia metà”), per poi distendersi placido verso l’epilogo con finale a scelta sulla base dell’interpretazione personale del contenuto. Ma è anche una narrazione nella narrazione perché ogni brano è una storia a sé e funziona perfettamente da solo. In “Non scegliere” una voce calda e sospesa su una chitarra delicata soffia parole nel cuore; “Adesso” è tutto quello che c’è per vivere il presente; “Da quando ci sei tu” segue un motivetto allegro di rinnovata gioia d’amare, sottolineata da cori languidi e graziosi che percorrono interamente il ritornello. E così via fino a “La doppia metà”: canzone gioiello tra tutte, composizione in perfetto equilibrio di musica e parole, intelligente punto. Quasi un omaggio al Branduardi e al De Andrè più scanzonato, solare, gioioso ma sempre profondo. “I bambini mascherati” siamo noi e la nostra autenticità più pura da difendere come i sogni dei bambini. Una dolce lirica piena di testo. “Buddha” e “Cumm’aggia dì” sono i pezzi più divertenti del lavoro, soprattutto quest’ultimo in cui si sentono chiari i riferimenti degli Almamegretta e di Pino Daniele degli esordi.

La parte finale del disco scivola leggera e intimista, lasciando impatto e forza alla prima sezione del lavoro, maggiormente coinvolgente. Buon album, senza dubbio, con una prima parte ben strutturata e sentita. La gentilezza risulta meglio praticata all’inizio e si sente bene il suono della sua delicata sensibilità. Il finale non è né epico né particolarmente intenso ma potrebbe riservarsi un epilogo aperto dove tutto ci si attende e nulla è dichiarato. Così un buon esercizio di gentilezza potrebbe rinnovarsi domani e di questi tempi è già un grosso miracolo.

SHIVER

Yuri Beretta, dopo “La forza” passa al L’esercizio della gentilezza, confermando, con questa opera, le buone impressioni dell’album precedente, la fiducia nell’attento lavoro in studio di Lele Battista, e realizzando un lavoro intrigante, registrato in sessioni live che hanno richiesto pazienza e reiterazione, per ottenere il giusto equilibrio e la massima coesione di squadra. Su questo materiale dal delicato equilibrio ha poi lavorato Lele aggiungendo suoni al sinth e quella consistenza ritmica che mancava al combo acustico composto anche da Silvano Cibin alle tastiere, coinvolto per affinità elettive dopo averlo incrociato in un festival per artisti da strada, e il chitarrista Massimo Ferrò.

Ed è effettivamente la gentilezza ad avvolgere tutto il lavoro, segno di una visione d’insieme e di un approccio musicale senza contrasti, un suonare attento e corrisposto, senza asperità né eccessi. Questo non significa che l’album sia monotono, anzi, nell’approccio al vasto mondo delle emozioni e dei pensieri il gruppo di amici riserva gradite sorprese, soluzioni originali, suoni che hanno spesso matrice di malinconica ricerca e ottima capacità di assecondare le parole, anche queste dosate, senza frizioni, ma frutto di sguardi profondi e analisi a prospettiva sghemba, testi ben “giocati” con la serietà dei temi. Impressionista il primo brano, “Non scegliere”, e il primo sguardo obliquo: “goccia nell’ oceano non sentirti sola/la mosca vola sempre a disturbar la pace/ma tu ridine perché di quella pace/ti fa accorgere…”
“Adesso” gioca delicata sull’inafferrabilità del tempo, sulla necessità di non farne inutile sperpero in attesa del domani, e “Da quando ci sei tu” conferma, con ritmo intrigante, come l’amore riesce a dare consistenza e presenza, “Adesso è tutto quello che c’è…/É tutto dopo, è sempre dopo/e al presente non resta niente mai…/Da quando ci sei tu, tutto ciò che mi circonda ha valore…/e bado alla bellezza”. Più drammatica la sincopata “Che c’è”, segnata da una tastiera inquietante, subito seguita dalla divertente e destabilizzante “La doppia metà”, il conflitto interiore con l’alter ego alienato dalla complessa contemporaneità. Forte è il richiamo che mi danno toni e cantato in “I bambini mascherati” a… magica ballata che afferma “i sogni ora lo so ci apparterranno per sempre/ma i sogni, anche questo ora purtroppo lo so/bisogna saperli difendere.” Surreale e pimpante Il Buddha”, delicata e dubbiosa “Chissà”“Domani forse prenderò il treno o forse c’ è sciopero/così c’ è anche un problema in meno…”“Cumm’aggia di’”un esperimento in vernacolo partenopeo, poi su un allegro due quarti una dialettica dichiarazione d’amore “Iè iè”. Dolce “Nel tempo fermo” con belle parole a descrivere l’amore: sguscia, sgattaiola, scivola altrove/plana piano, parla poco, puntuale come sempre/ci ghermisce il cuore e ce lo buca col becco/ci ghermisce il cuore strappandocelo dal petto”.

Ottimista “Cos’è” o forse solo speranzosa, a chiudere un album buono, ricco, ma che lascia immaginare ancora di più, perché Yuri è un giocoliere di suoni e parole, è artista poliedrico e con un potenziale davvero notevole, sa rischiare nei modi e nelle forme, e questo è atto di vero coraggio in questo mondo musicale sempre più stereotipato e monocorde, è intelligente e capace, e i suoi collaboratori sanno assecondare i suoi guizzi. Lo terremo d’occhio.

(Alberto Marchetti)

MESCALINA

Yuri Beretta è tornato con un secondo disco che si presenta in una veste accuratamente semplice e sfodera una grazia leggera e delicata, talora sottovoce, in grado di avvolgere anche il suo istrionismo, oppure di accarezzare spunti sixties (Adesso con i suoi coretti) e melodici potenzialmente esplosivi attraverso un lieve tocco ironico, linee vocali sinuose e un lirismo ora dolce, ora malinconico.

Brani che potrebbero essere singoli dal grande appeal pop preferiscono lasciarsi assaporare piano, anziché bruciare in fretta, e accogliere nei vuoti di arrangiamenti essenziali, che cercano una risonanza interiore, le note di piano talora drammatiche e i riff liquorosi di chitarra (si ascolti per entrambe le annotazioni l’intensa, multiforme Che c’è), i suoni giocosi da filastrocca (La doppia metà) o da spazientita antiserenata napoletana reggae (Cumm’aggia dì) e tanto altro ancora.

Il titolo dell’album del musicista e poeta milanese, L’esercizio della gentilezza (Rec811/Venus), è più che programmatico e appropriato per questa ricerca di bellezza; eppure, sottolinea la recensione della nostra Laura Bianchi:

chi deve fare esercizio per essere gentile sono coloro che forse non ascolteranno questo disco, perché intontiti da certo pop plastificato dalla logica mainstream: gli uomini concreti di questo tempo, quelli che pensano che occorra pianificare tutto, che la vita sia una lotta dura e il mondo sia una giungla, che non si debbano sacrificare energie per i sentimenti, che la faccenda sia tutta maledettamente seria e non si possa nemmeno sorridere. Invece, gli ascoltatori del  disco hanno l’animo gentile, pronto a captare le vibrazioni poetiche e le intemperanze linguistiche di un giocoliere della parola, che riveste di suoni essenziali, ma non minimalisti, le proprie visioni.

Qui la recensione completa.

BNOW 

L′esercizio della gentilezza per Yuri Beretta, musicista e poeta milanese, ma anche cantante-attore-danzatore dalla presenza istrionica e contagiosa, è il quinto lavoro se si contano le uscite con la sua band, i Genialando Minimamente, ma è il secondo dei suoi progetti da solista.
L’album nasce spontaneamente come “un esercizio di gentilezza” appunto, in cui l’autore e i musicisti si mettono a completa disposizione delle canzoni, lasciando che queste portino dove vogliono in un’atmosfera di intimità e calore.

“Questo cd per mia scelta è stato registrato in gran parte in diretta, dal vivo (non totalmente perché ogni metodo è buono per un po’…), senza metronomo né strumenti ritmici. Quindi a volte è decisamente difficile capire chi segue chi, e gli strumenti si incagliano e ripartono su una giostrina rotta”.

Dodici tracce per dodici storie che s′intrecciano, fino a formare un racconto unico che ha l′ambizione di coccolare, divertire, commuovere e abbracciare amorevolmente. Dodici canzoni italiane classiche e personali, parte di una tradizione, ma in cui Yuri si abbandona alla creatività, totalmente libero da condizionamenti e influenze.

Un disco beffardo, intenso, doloroso, non facilmente classificabile, perché parte dal presupposto che la qualità dell′espressione sia una questione di spirito. Un lavoro basato più sui musicisti stessi che sugli strumenti, e per questo è suonato con una formazione insolita (due chitarre e una tastiera) e con l’aggiunta sovraincisioni successive.

Un risultato imprevedibile che coglie di sorpresa tutti, musicisti compresi.
Una campana tibetana introduce la poetica “Non scegliere” (La scelta è sempre accettazione del presente. La nostra piccola volontà non piega la realtà, ma la può trasformare, amandola).
Il Mar Ionio suona contro la sabbia in “Adesso”. Il fuoco serale su una collina umbra, il vento, partecipano in “Da quando ci sei tu”. Gli uccelli salentini a mezzogiorno di maggio interpretano loro stessi. E così anche le stoviglie rotte ne “La doppia metà”. Il tema ecologico è incarnato da “I bambini mascherati”, una filastrocca nata “per consolare la loro e la mia nostalgia di sogni infranti perché dati per scontati, come il sogno di respirare”.
La melodia di “Cos′ è” si inchina al grande Modugno. (Mi proposi di scrivere un ritornello che fosse liberatorio almeno quanto quello di “Volare”. Dopo una lunghissima serie di fallimenti ce l’ho fatta …ah ah ah ah ah ah ah!).

Un’opera che ha ricevuto l’attenzione e l’affetto da parte di tutti coloro che vi hanno partecipato e “… se solo un briciolo di quell’intensità filtra attraverso le registrazioni, allora ha senso la sua esistenza”. (Yuri Beretta)

NET1news

Secondo disco solista per Yuri Beretta. Il nuovo lavoro si intitola “L’esercizio della gentilezza” ed è composto da dodici brani in cui il cantautore si serve di testi semplici e delicati, rifacendosi alla tradizione cantautorale italiana in una maniera alquanto personalizzata. L’album è registrato con due chitarre e una tastiera e con l’aggiunta di alcune sovraincisioni successive: tutto ciò conferisce ai pezzi una struttura primordiale non eccessiva e che soprattutto non va a discapito di una certa naturalezza che contraddistingue l’approccio sereno ed estroso dello stesso Yuri Beretta, il quale a proposito di tale lavoro ha dichiarato: “Questo cd per mia scelta è stato registrato in gran parte in diretta, dal vivo (non totalmente perché ogni metodo è buono per un po’…), senza metronomo né strumenti ritmici. Quindi a volte è decisamente difficile capire chi segue chi, e gli strumenti si incagliano e ripartono su una giostrina rotta”.

Il cd si apre con la “pace” di “Non scegliere” e prosegue con la dolcezza di “Adesso” e con la “più sostenuta” “Da quando ci sei tu“. “Il tempo costa una miseria ma per noi è un salasso continuo” è una frase efficace che si colloca poco prima della dinamica musicalmente in crescendo di “Che c’è“. Dalla complessità dell’alter ego in “Doppia metà“, descritta con tanto di velocizzazione del ritmo nel finale, si passa poi alla trasognata “I bambini mascherati“, mentre nella seconda parte del disco si va dai momenti divertenti regalati da “Il Buddha” sino al vernacolo napoletano inaspettato di “Cumm’aggià dì“. L’eleganza di “Chissà” e la scanzonata “Iè iè” anticipano l’amore narrato in “Nel tempo fermo” e infine in tutta l’”apertura” di “Cos’è” sono racchiuse le ultime suggestioni di un cd difficile da classificare, in quanto “viaggia libero”, dopo essere nato al di fuori di qualsiasi schema precostituito. Da ascoltare (e riascoltare).